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Cerco in rete qualche informazione su sorelle, fratelli, madri, compagni, ex-,  insomma tutta la molteplicità di figure che si osservano nelle famiglie a strati, vorrei capire se i nomi che si danno alla nuove tipologie di legami sono cambiati.

Ma uscendo dai siti dei professionisti, che parlano “politicalliy correct”, cosa si dice ….?

Questo:

C’erano una volta, nel paese lontano lontano, le sorellastre. Già il nome, SORELLASTRE, faceva capire che da loro non ci si poteva aspettare niente di buono: se l’autore le avesse chiamate “sorelle di secondo letto”, “sorelle legali”, “sorelle acquisite” sarebbe stato un altro paio di maniche…..ma, minchia, erano SORELLASTRE, quindi l’hai nel culo. Così come la MATRIGNA…la MATRIGNA…oggi, nell’era della famiglia allargata la chiameremmo “l’attuale compagna di papà”, “la vice-mamma”, “la nuova moglie di papà”…ma se è stronza…non ci sono cristi, è una MATRIGNA.
Da due SORELLASTRE e una MATRIGNA uno non si può aspettare niente di buono: se possono ti rovineranno la vita,come minimo ti fregheranno i trucchi dal beauty.”

Oppure questo:

“Se è doveroso riconoscere il ruolo fondamentale della famiglia, per aiutare “il soggetto a crescere”, è, tuttavia, doveroso e doloroso affermare che la famiglia ricostituita diventa per molti ragazzi un nido di vipere. Del resto, le famigliastre non hanno mai goduto di buona fama, basti pensare alla fiaba di Cenerentola, in cui si narra di una bellissima fanciulla che, alle seconde nozze del padre, viene privata dalla matrigna del ruolo che le spetta nella famiglia. In un periodo di trasformazione sociale, come quello attuale, alla famiglia ricostituita, la legge italiana non riconosce alcun diritto o dovere, nei confronti dei figli nati dalla precedente unione.”  (fonte http://www.psicolab.net/2008/figli-e-genitori-acquisiti/)

O anche questo:
 

“Mariti e figliastri, se vi è scappato locchio su questo blog, riacchiappate lorgano fuggitivo e usatelo per leggere il post che segue. Otterrete una mogliastra più serena. E una mogliastra più serena è più brava con il marito, più brava con i figliastri, e più brava forse anche con lex moglie.”

 

 


 

Un immaginario che ci ricorda le favole con matrigne cattive e sorellastre arroganti, che forse rimette in scena non tanto e non solo la “cattiveria” affettiva, cosa piuttosto riduttiva, ma le emozioni le fatiche le gelosie nel tenere insieme frammenti di vite diverse.

Uno sforzo che la cultura della famiglia nucleare non agevola, se il modello familiare è madre, padre, figlio e figlia, con cane e casetta.

Mi sembra importante, invece, ripartire da un genere diverso di riflessioni “La dimensione storica aiuta ad essere più modesti, meno totalizzanti, nelle interpretazioni della famiglia, a cogliere insieme la varietà dei modi in cui gli esseri umani hanno organizzato la propria sopravvivenza e riproduzione, e a ridimensionare fenomeni che ci sembrano assolutamente nuovi e peculiari del tempo in cui viviamo”. Per molti secoli la famiglia, come gruppo domestico, ha costituito sia il luogo naturale all’interno del quale si garantiva la continuità delle generazioni attraverso la riproduzione, sia una impresa produttiva, finanziaria o politica.”.

Allora la famiglia, elemento del tessuto sociale, può recuperare la funzione che appartiene, quella di aggregatore/organizzatore di esperienze e bisogni attorno al vivere, aver cura, allevare …

Va da se che allora una mogliastra, o un figliastro, o il nuovo compagno della madre diventano altro da quella forma dispregiativa.