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fonte dell’articolo: noidonne

Dalla bi-genitorialità alla famiglia allargata

‘Il matrimonio è l’unica avventura aperta anche ai codardi’, Voltaire

di Emanuela Irace

Se i matrimonio è per tutti, il divorzio no. Per sciogliere un legame è indispensabile una buona dose di coraggio. Affrontare la filiera del dolore, che nutre il cosiddetto “divorzificio”, è un’impresa eroica. Una babele organizzatissima cresciuta nel cinismo e nell’ipocrisia che la nostra società utilizza anche per formalizzare il distacco. Un bazar fatto di avvocati, psicologi e assistenti sociali che alimentano il business della separazione centrata sui Tribunali. Un meccanismo rigido più adatto a individui che delinquono che a coppie che decidono di lasciarsi. Con il risultato di amplificare conflitti e mercificare sentimenti. La coppia, plasmata da una struttura che esaspera lo scontro, dà forma a una malvagità razionale utile al sistema sociale che la produce. In questa gara al massacro i figli diventano oggetti. Strumenti per vincere. Trofei da incorniciare. Il possesso prende il posto della generosità, e all’80% vengono affidati alla madre, vanificando il principio dell’affido condiviso. Il concetto di bigenitorialità, di famiglia allargata e dell’amore – come verità da trasmettere, specie nel legame che unisce i genitori con nuovi partner – è una ricchezza preziosa per lo sviluppo dei propri figli. La circolazione dell’Eros è un antidoto alla depressione. La felicità dei genitori un regalo alla crescita. Il “controllo” dei figli resta un capitale che non si è disposti a cedere. Un capitale che in caso di separazione diventa un tesoro. Una pensione per il proprio futuro. Un bene da sottrarre all’amore.

(25 ottobre 2010)

 

E’ un articolo interessante su due fronti, il primo, che rilancerei ripulito (pure da ogni legittimo giudizio) è quello che il contesto che permette il divorzio, la scena in cui avviene parla.

E come sottolinea l’autrice, la scena parla proprio di Tribunali, Avvocati e Giudici, che anche non volendolo rimettono a tema il giudizio, la pena, la ri-conciliazione, il diritto di uno contro l’altro, la legge, la norma che riportano l’umano, l’affetto, l’amore finito o mancato nei rigidi binari codificati che gli sono propri. Ma che non possono contenere l’indicibile di una storia fatta di amore, figli, sentimenti, pudori, rabbie, lutti.

E se è vero che non esiste un modo migliore per separarsi, una scena come quella di un Tribunale, è probabile che esponga più facilità all’idea di conflitto che non ad altre idee. E’ probabile che ad oggi non ci si possa separare che così, ma questa visione fa auspicare che l’evoluzione sociale e culturale e quella legislativa trovino nuovi modi per permettere il transito tra la condizione di coppia sposata a quella di genitori non più sposati.

 

Secondo tema molto piacevole di sottolineare è quello della bigenitorialità, che chiosando Manuela Irace, è un bene restituito ai figli, all’amore. Una prova di grande coraggio, e follia aggiungo, nell’affrontare una sfida in mare aperto …. a maggior ragione quando diventa fatto in flottiglia (famiglie allargate/stratificate/modificate/inventate/immaginate …)