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Scrivo qui questa breve nota, con l’idea che dovrebbe essere integrata con più dati, che ad oggi non sono in mano mia. Perciò resta come una sorta di dimesso si dice. Ma è un si dice necessario, almeno a mio avviso. Una collega che è stata ad un convegno sui problemi dei servizi sociali nell’incontro con la genitorialità straniera, mi spiegava come una relatrice abbia aperto una finestra su un orizzonte davvero interessante …

Le madri e la maternità assumono diverse connotazioni culturali che implicano un diverso modo di giudicare cosa è o non è una mamma brava/cattiva. Spiegava che in un paese del centro d’africa (quando ho info corrette le link, giuro) per una donne il valore della maternità si situa nell’evento della generatività, più che nel prosequio delle cure genitoriali.

O meglio, è più significativo valorialmente/culturamente partorire e generare molti figli, che non allevarli tutti. Una donna si realizza così.

I perchè non me li ha spiegati, ma è ovviamente possibile fare ipotesi, fare molti figli in un paese depresso (poco cibo e poche cure per tutti)  significa avere la speranza almeno che qualcuno sopravviverà, oppure significa sapere che il gruppo sociale accoglie benevolmente i bambini e li considera un bene comune, da allevare tutti insieme .. o cose simili.

Il problema che si segnalava al convegno era di non giudicare la maternità solo sui nostri codici ma saper comprendere queste differenze, prima di progettare gli interventi sociali, psicologici, o educativi con queste madri.

E se ci penso credo che nel guardare la maternità altrui questa capacità di intuire diversi orizzonti educativi dovremmo imparare a prevederli, e contemplarli….