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La contingenza, a volte, rende evidente come le famiglie ricostruite e allargate, costituiscano un sistema, una rete che può autosostenersi, e tenere gli impatti che la vita, inevitabilmente, impone agli individui….


Che senso può avere uno sgretolamento familiare (separazione e divorzio) e il successivo ricostruirsi con forme,protagonisti, interlocutori e connessioni differenti se non quello dell’imparare meglio a fare ed essere famiglia, a migliorare il modo di avere cura delle relazioni e delle connessioni con i vari protagonisti.

Certo la vulgata vuole che una famiglia rinata delle ceneri di quella precedente, sia altro e spesso si ponga altrove.
Rinasca ex novo, e con un altra forma.

Alle volte gli strascichi, innegabili pero’, sono i figli del primo legame, l’affetto che generato un’affinità elettiva con una ex cognata, o con una suocera accudente e attenta, insomma la realta’ mostra ci sono legami familiari restano tali e non si sottraggono, fornendo tanto fatiche inevitabili, quanto impreviste solidarietà. 

La famiglia allargata fuori dai format tv o dalle riviste pseudo-psico-patinate, resta una esperienza concreta e reale. Da scoprire “solo vivendola”, e da nominare laddove riesca a mostrare e a nominare quello che permette, insegna, consente.

Un elemento che ad oggi mi pare evidente e necessario da segnalare e’ la genitorialita’ diffusiva e condivisa, dei figli che stanno e vengono pensati ed accuditi sia negli spazi singoli delle neo/nuove famiglie (ricostituite) che negli spazi mentali e interazionali che stanno tra le due nuove famiglie (allagate). Gli accudimenti, anche qui, sono atti concreti fatti di scelte e cure educative, fatti di scuole, vacanze, vestiti, malanni, adolescenze, fasi di crescitia, etc ovvero quegli elementi concretissimi che obbligano tutti a prendere posizione o pensarsi, rendersi disponibili alle conseguenze delle  varie scelte, ad assumersi diversi gradi di responsabilità.
I figli sono quelli che rendono più visibile e ancora più vivida la presenza di questa rete, loro che vivono direttamente tutti gli scambi spaziali, fatti di due case, di due stili di vita, di due modi di essere accuditi, loro che rendono evidente lo spostarsi tra modalità differenti di crescere ed educare, e la scoperta di molteplici  scambi comunicativi, diversi e collocati su vari livelli. Attorno a ciò e a loro si osserva una rete che comunica e (con)tratta delle diverse concezioni di cura ed accudimento.

L’implicito culturale che ci attraversa e’ quello che dice che si tratta, quando va male, di famiglie un po’ “avariate”, mal fatte, problematiche, faticose ed affaticate, pseudo famiglie bisognose di cure psicologiche, di puntelli legali, di supporti psicosociali.
Ovviamente … i bisogni e e necessita’ che sono spesso reali ed innegabili.

Ma quello su cui vorrei gettare luce non e’ la problematicità, ma la potenzialità di queste famiglie ricostituite e allargate, cioè puntare lo sguardo su tutto quello che non e’ osservabile, se le si considerano solamente come nuclei “più fragili” (e come ho già avuto modo di scrivere sul blog questa e’ la visione più comune).

In fondo i cambiamenti culturali e sociali sono cambiamenti di paradigmi, e provare a cogliere come le nuove forme familiari (in cui le famiglie ricostituite e allargate non sono che una parte) come possibili e nuove reti di cura ed educazione, lontane, innovative e divergenti fuori dal modello mononucleare vigente è un cambiare paradigma; di particolare interesse peraltro vista la grande grande asfissia culturale e sociale ed ad oggi anche economica che le famiglie vivono.

Ecco che un modello allargato, ma ciò vale anche per le famiglie che più tradizionalmente, si avvalgono di reti di appoggio fatte da zie, cugini, nonne e nonni, diventa una forma più fluida e flessibile, dedita alle pratiche di cura non solo di figli, ma dei legami di contiguità, di sostegno e di resilienza quando la vita si diverte a opporre ostacoli davvero importanti o dolorosi.

Si tratta solo di vedere il paradigma in atto e provare a capire se ci aiuta a reinterpretare la quotidianità.

La pratica dell'aver cura
Di Luigina Mortari

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